Lisbona è una cameriera dell’Alfama che poggia un piatto su un tavolo e inizia a cantare il Fado. 

E’ il fascino decadente degli stretti vicoli in salita che dal Tago risalgono fino a Graça e Mouraria. E’ gli sguardi degli uomini che siedono sulle sedie di plastica ad aspettare il tramonto. 

Delle donne ancora indaffarate a ritirare i panni stesi. 

Lisbona è giovane e irriverente coi suoi murales colorati che gridano la modernità, con i collettivi d’arte dell’Intendente, dove al principio ci si sente quasi indesiderati per poi scoprire di essere invece arrivati al cuore della città.

Lisbona è il mondo nuovo dei coworking e delle piste ciclabili che da Belém costeggiano il fiume fino a Praça do Comércio

Lisbona è i ragazzi che qui alla sera sfrecciano in skateboard a ritmo di hip pop, ma è anche quelli che si fermano a guardare il tramonto da uno dei tanti miradouros. 

E’ la signora elegante e radical chic che fa shopping tra la Baixa e il Chiado

e la ragazzina hipster della LX Factory

 

Lisbona è eclettica e  travolgente.

Lisbona è unica è mi è piaciuta così tanto che ho deciso, come spesso faccio, di cambiare i piani del mio viaggio, per spendere tra le sue strade più di 10 giorni. 

 

Per conoscerla meglio, per viverla anche solo per un po’. 

 

Legami fortissimi anche se fluidi, pochi oggetti in uno zaino, la strada, il sogno, l’orizzonte aperto.

 

Siamo una specie strana noi viaggiatori.

 

Sempre divisi tra la nostalgia delle nostre famiglie a casa,

e quel bisogno irriducibile di scoperta che ci impedisce di restare quando torniamo.

Giovane, romantica, controcorrente e autentica: Porto (Oporto) è la seconda città più grande del Portogallo. 

 

Melting pot di viaggiatori, musici e artisti di strada che si incrociano nelle vie della Ribeira, aspettando il tramonto sulle sponde del Douro o sorseggiando un bicchiere di vino locale a Villa Nova de Gaia, Porto è una città affascinante che non dovrebbe mai mancare in un viaggio in Portogallo

 

Delhi racchiude in se ogni contraddizione dell’India.

Vivere a Delhi significa condividere il cielo con altre 25 milioni di persone, annegando nella frenesia e nel caos più incontrollati.

Se è vero che il chiasso, la polvere e lo smog dominano nelle città di tutti i paesi in via di sviluppo, la mia mente non era preparata a tanto. Delhi è una commistione di urla, rumori assordanti di attrezzi edili, macchine, clacson, odori penetranti di fogna e escrementi (umani e animali), e montagne e montagne di sporcizia e spazzatura sparse a ogni angolo.
Delhi è anche povertà estrema. E’ la gerarchia dei quattro varna che tutt’ora vige a pieno titolo. Ed è inquinamento. Un inquinamento talmente diffuso che rende difficile respirare. Dopo due ore di cammino per strada si sente la pelle del viso unta, e i polmoni affaticati.

Delhi è uno shock ma è anche la città in cui ritornerei altre mille volte per fare il mio primo incontro con l’India.

Per arrivare al Ranthambore National Park da Agra devi prendere un treno dalla stazione centrale di Agra per Sawai Madhopur, un piccolo villaggio alle porte del parco nazionale.

Il racconto che segue invece, è la storia inaspettata di come ci siamo arrivati io e Antonio, in maniera totalmente causale e salendo su un treno sbagliato.

Te la racconto perché è proprio vero che, anche le situazioni più difficili, hanno a volte epiloghi piacevolmente inaspettati.